Con la martellante sua proposizione di Pietro e Paolo insieme, la Chiesa Romana vuole

propagandare a tutto proprio vantaggio un'"unità oltre le differenze", di fatto mai

esisista né possibile, anzi...

 

Estranei l'uno all'altro Simone, galileo, e Shaul, giudeo di Tarso, due personalità agli

antipodi per temperamento, cultura e storia personale:

Simone sanguigno, emotivo, rozzo e poco istruito, ben adattato a vita di lavoro

quotidiano, Shaul forte, intransigente, decisionista, dotto, acuto, audace, sognatore di

grandezza.

 

La loro unione "in Cristo e nella Chiesa", con Pietro, scelto da Cristo come indiscutibile

primo Pontefice, e Paolo, inviato da Cristo ai pagani, bisognoso di Pietro per

autenticare la sua missione - Pietro Apostolo dei Giudei e Paolo "apostolo" dei pagani -

si vorrebbe far convergere tutto a Roma, capitale di un immenso Impero, sede ideale

per la nuova "Chiesa Universale".

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

I concatenati "miti" di

 

                                   

Simone Cefa detto "Pietro"

 

                                   

e Shaul detto "Paolo"

 

                                   

a Roma

 

                                   

 

                                   

Da cui "Apostolica" per eccellenza

 

                                   

la Chiesa Cattolica Romana

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Finora Shaul di Tarso detto "Paolo".

 

Ma Simone Cefa detto "Pietro" è davvero il "primo Vescovo di

Roma", dove verrebbe martirizzato sotto la persecuzione di

Nerone del 64 dC ?

 

La domanda non vuole essere "irriverente", ma rimane lecita,

nonostante ovvero proprio grazie all'atmosfera di tabù che da

secoli ormai la circonda, dato che, checché ne dica quale parte in

causa la Chiesa Cattolica Romana, con i suoi millenari interessi

politici, intrecciati a mostruosi interessi economici, a difesa dei

suoi del tutto arbitrariamente accumulati privilegi e delle sue

letteralmente incommensurabili ricchezze, di fatto non esistono

prove né storiche né filologiche che sostengano questa tesi.

 

 

Come quasi tutto il resto documentatamente nella storia della

Chiesa, è solo un altro inconsistente tassello di vetro, specchietto

per le allodole in quel tanto luccicante mosaico di una coś "pia"

tradizione, guardacaso sempre coerentemente suggerita e favorita

dal Clero e in moltissimi casi inventata di sana pianta, per

esclusivo proprio interesse, da una gerarchia ecclesiastica non

più "custode del sacro", ma sempre più terrenamente corrotta ed

avida di potere?

 

Perché nel caso specifico di Simone Cefa detto "Pietro" la

tradizione romano-cattolica che ne tramanda sia la sua presunta

venuta nella Capitale dell'Impero sia l'altrettanto presunto martirio

è di oltre un secolo e mezzo più tarda e inoltre viene contraddetta

da un'altra tradizione, altrettanto consolidata nelle Chiese

Orientali di Turchia e Siria sulla sua persona e la sua opera di

evangelizzazione, secondo la quale lui, muovendosi per tutta la

vita esclusivamente tra Palestina, Siria e Anatolia, qui morrebbe

Vescovo di Antiochia - questa molto più probabile e credibile...

 

 

Il "mito" di Pietro a Roma nasce almeno a 150 anni dalla morte del

Rabbino Yehoshua Ben Yosef da noi detto "Gesù" e non pụ

essere quindi evitato un più che fondato forte dubbio.  

 

Che la sua "invenzione" avvenga esclusivamente per riaffermare

l'arrogato "primato" del Vescovo di Roma su tutte le altre Diocesi

dell'Impero, proprio facendo leva su una presunta "successione

apostolica" in linea diretta, molto ardua da provare e quindi ancor

meno facile da legittimare.

 

 

Questo presunto "primato papale" viene in effetti e a buona

ragione messo in discussione da sempre, anche se è proprio su di

esso che la Chiesa Cattolica cosiddetta "Apostolica" Romana

basa testardamente tutto il potere del suo "Magistero", la sua

"Dottrina".

 

Ha sempre ragione, semplicemente perché "non pụ" mai "avere

torto", e conseguentemente chiama, anzi "obbliga" a combattere

chiunque "osi" formulare tesi ed interpretazioni diversi dalle

"sue", le quali definisce spregevolmente "eresie".

 

 

Già termine filosofico di Pitagorici e Stoici, "eresia", dal Greco

αίρεσις, háresis, "scelta", nel Giudeo-Cristianesimo non compare

affatto, in quanto è totalmente assente dai Vangeli canonici, ma al

contrario spunta fuori nel "Paolesimo", negli "Atti degli Apostoli",

usata da Shaul/"Paolo".

 

"Eretico", dall'originario significato neutrale, se non addirittura

positivo, di colui che è "in grado di valutare criticamente e

scegliere" fra più opzioni, acquista da quel momento connotati

decisamente dispregiativi e denigratori nel senso di "settario", o

colui che "sceglie di separarsi", di distaccarsi (sottinteso dalla

"verità"), dando una "propria" interpretazione alle Scritture,

secondo Shaul/"Paolo" cioè "diversa" da quella "sua" e dei "suoi"

seguaci, l'unica "vera" (altro "capolavoro" paolino, con tutto

l'orrendamente intollerante, fanatico e disumano che ne seguirà

nei secoli!).

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Puro fosforo bianco - verbale, mentale e culturale, che brucerà

letteralmente la carne e le ossa di molti Cristiani sui roghi,

colpevoli solto di non pensarla come la Gerarchia Romana, e

continua a bruciare, e non solo in ambito religioso, con il suo

significato di disprezzo e di condanna, non certo nello spirito

socialmente inclusivo del Cristo, contro tutti quelli che non

omogeneizzeranno il proprio pensiero alle dottrine del potere.

 

"Háresis" resterà per sempre "separazione colpevole", "divisione

da condannare e punire", in diametrale contrapposizione ad

"ekklesia", quelli che la pensano "alla stessa maniera",

inconciliabili opposti, il torto contrapposto alla ragione, la

menzogna contrapposta alla verità, la perdizione contrapposta alla

salvezza eterna, i dannati contrapposti agli eletti.

 

 

La gramigna seminata da Shaul/"Paolo" farà facile presa e già con

Giustino, il proto-"apologeta" della prima metà del II sec dC, il

termine "eresia" verrà utilizzato sistematicamente per combattere

con categorica durezza qualsivoglia corrente cristiana di pensiero

- religioso e non - considerata "deviante" dalla Chiesa Paolina.

 

A "legittimare" questo criterio discriminatorio serve

strumentalmente il "primato" di Pietro e la sua inventata nomina a

"primo Papa" e, attraverso questo, la elevazione della Chiesa di

Roma a Chiesa "Madre" di tutte le Chiese:

altra palese fesseria (per non essere volgari...) antistorica di

prim'ordine...

 

 

Già di per sé una gran cazzata (per essere schietti!) postuma, per il

semplice fatto che fino al Medioevo non esista neppure il concetto

di "Papa" come lo intendiamo oggi, per cui ci sono soltanto

"Vescovi"!

 

Bisognerà aspettare Longobardi e Franchi nell'VIII e IX sec per

raggiungere una prima "legittimazione" di una qualche "sovranità"

di Roma sul resto della Cristianità, quando al Vescovo di Roma

verrà concesso un potere "temporale", grazie a donazioni

territoriali vere e false, e quindi la Chiesa acquisterà quel

ruolo,non più solo "spirituale", ma anche dichiaratamente ed

ufficialmente "politico", che comunque già si arroga.

 

 

Il ruolo della Chiesa di Roma si evolverà drammaticamente

nell'VIII sec e il punto di rottura storico sarà una donazione per

Atto Regio - per donationis titulo - "agli Apostoli Pietro e Paolo" o

Restitutio Beato Petro Apostolorum Principi, la famosa quanto

nefasta "Donazione di Sutri".

 

Con questo gesto a fini politici il longobardo Liutprando, cederà

di fatto al Ducato Romano, riconoscendolo come "Respublica",

nel 728 a Gregorio II e nel 743 a Zaccaria, prima il Castrum di Sutri,

con i castelli-borgo di Bomarzo, Orte ed Amelia nella "Tuscia

Romana", seguiti da altri borghi, tra i quali Narni, Blera e Terni, ed

alcuni patrimonia già della Chiesa Sabina nella "Tuscia Ducale",

sotto Spoleto.

 

 

Nelle trattative relative a questi beni "restituiti" (strano termine,

quasi atto di "ripristino" o forma di "indennizzo" per perdite e

danni mai subiti!), la figura del Vescovo di Roma si trasformerà

radicalmente riguardo a due aspetti cruciali.

 

Non solo diventando una specie di "supremo" capo spirituale

della Chiesa Cristiana in quanto "Vicario di San Pietro",

"successore di Pietro", ma anche per la prima volta assumendo un

ruolo di "rappresentante" politico del Populus Romanus - fino ad

allora contaminazione inedita - le cui conseguenze saranno e

sono a tutt'oggi a dir poco catastrofiche.

 

 

Si aprirà coś ad una serie di altri accordi politici del "Primate di

Roma" scaltramente con tutti gli attori politici rivaleggianti del

tempo, re e imperatori, Pipino, Ludovico il Pio, Ottone I,

Enrico II....

 

La Chiesa di Roma, da sempre avida di potere, vede qui la sua

occasione, ci prova immenso gusto e si arroga sempre più ed

irreversibilmente ormai, un ruolo politico di primo piano, che peṛ

la renderà, al contrario, sempre meno credibile a livello spirituale.

 

 

Longobardi e Franchi gareggeranno infatti nell'imbonirsi la Chiesa

di Roma, rilanciando con ulteriori concessioni territoriali.

 

Come la bizantina Ravenna e la cosiddetta "Pentapoli", l'attuale

Regione Marche, con Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona...

 

 

Anche queste successive cosiddette restitutiones alla "Respublica

Romanorum" sono in effetti tutta una balla, data la totale assenza

di "diritti" della Chiesa di Roma da vantare su quei territori, i quali

tutti di fatto appartengono ai Bizantini e ancora ne dipendono

giuridicamente (insomma i magnanimi Longobardi e Franchi

danno via cose d'altri!).

 

Il cosiddetto "Privilegium Ottonianum" dell'Imperatore Ottone I

peṛ, alla sua incoronazione in San Pietro a Roma nel 962,

riconfermerà a Giovanni XII le donazioni di Pipino e Carlo Magno

allo "Stato della Chiesa", anche se mantenendosi in un intreccio

di poteri i Diritti Imperiali su Roma e sull'elezione del Papa,

secondo l'originaria Constitutio Romana di Lotario dell'824.

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Ormai è tutto un gioco politico e quindi, siccome, gesti a parte,

Roma continua ad essere comunque minacciata quanto prima dai

Longobardi, per sconfiggerli Adriano I chiama alla fine in Italia il

franco Carlo Magno nel 774, il quale, bisognoso di sigillare

definitivi e legittimanti legami, gli concede ancora nuovi territori

nel 781 e 787.

 

Annesso anche il Ducato di Perugia e parte della "Tuscia

Longobarda", l'attuale Regione Toscana, la generosa politica di

scambio porterà il "Papa" a ripagare Carlo Magno, ora Re dei

Franchi e dei Longobardi, incoronandolo addirittura Imperatore

del "Sacro" Romano Impero:

quindi sotto il sole niente di nuovo...

 

 

Ma "chi tanto ha, sempre più vuole", coś verso la seconda metà

dell'VIII sec, forte ormai la Chiesa di Roma di un potere che si

estende a tutta l'Italia Centrale ex Bizantina, ordina

spudoratamente la creazione ad hoc di un superfasullo apocrifo

"storico", la cosiddetta Constitutum Constantini o "Donazione di

Costantino", con il cui inganno vuole legittimare le proprie

usurpazioni sul suolo italico, citando in causa ed andando a

scomodare addirittura il famigerato Imperatore Costantino di

cinque secoli prima. 

 

Sarebbe addirittura lui in persona il presunto "donatore", a

Silvestro I, inizi IV sec, del Palazzo del Laterano, delle insigne

imperiali (a suggerire un di fatto mai avvenuto "passaggio di

consegne del potere politico") e di alcune delle Province

Occidentali, Roma compresa, documento nel 1442 dimostrato

assolutamente falso dal filologo Lorenzo Valla nel suo "De falso

credita et mentita Costantini Donatione".

 

 

Nel frattempo peṛ, proprio grazie al falso documento, il Palazzo

del Laterano diventerà "Patriarch́o", residenza ufficiale del

"Patriarca" (non Papa!) Vescovo di Roma fino agli inizi del XIV

sec, sede trasferita al Vaticano solo dopo la cosiddetta "Cattività

Avignonese", restando anche dopo luogo d'incoronazione dei

futuri papi fino al XIX sec.

 

Allo stesso tempo, la Basilica Laterana del complesso di età

constantiniana verrà elevata a chiesa "cattedrale" del Vescovo di

Roma, ritenuta di rango superiore a tutti gli altri luoghi di culto

della Chiesa Cattolica, perfino San Pietro in Vaticano (!), perché da

ora il futuro arrogato "Papa", ritenuto "Vicario di Pietro" e, quindi,

anche "Vicario in Terra di Cristo", vi avrà il suo trono "regale", la

cosiddetta "Cathedra Romana".

 

 

Da qui l'espressione "ex cathedra", "dal trono", quando il Vescovo

dell'Urbe poi chiamato "Papa" - dal Greco πάπας, papas,

patriarca, Pater Patrum, "Padre dei Padri", padre per eccellenza,

per antonomasia (secondo posticce ricostruzioni della Curia

Romana addirittura acronimo di

Petrus Apostolus Princeps Apostolorum ovvero

Petri Apostoli Potestatem Accipiens...

- pure queste tutte incredibili altre "pippe" o seghe mentali di

gente che evidentemente non ha altro da fare che parassitare sugli

altri!)

 

Esercitando il suo presunto ufficio di "Pastore e Dottore

Universale della Chiesa Cattolica", definirà questioni dottrinali su

fede e costumi, insomma la fandonia pacchiana di un altro

"dogma" tutto cattolico, quello sulla cosiddetta "infallibilità

papale" - l'ennesimo nella lunga lista di assurdi poteri arrogatisi

nei millenni.

 

Non a caso, dato l'alto quanto falso valore simbolico dato dalla

Chiesa di Roma alla Basilica Laterana, quale millantato anello di

congiunzione tra Impero Romano d'Occidente e Chiesa Cattolica,

sarà proprio ĺ che Carlo Magno si farà prima battezzare nel 774 e

poi incoronare da Leone III la notte di Natale AD 800 (di fronte a

coś tante facce da culo e cotante "ṣle" non ci son parole)!

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

                                   

 

                                   

La storia prima o poi si vendica

 

                                   

smentendo i bugiardi

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Nei primi tre secoli dC il fenomeno religioso - Paganesimo,

Ebraismo e Cristianesimo senza eccezione alcuna - viene gestito

del tutto autonomamente a livello locale, quindi nessuna autorità

religiosa di un luogo ha potere su altre.

 

Non esiste nessun "potere centrale" su sacerdoti e sacerdotesse

dei vari templi di Apollo, Afrodite o Diana, né sugli Aruspici

etruschi, né sui Rabbini delle Sinagoghe né sui Vescovi delle

comunità cristiane sparse.

 

 

Anzi, in modo del tutto particolare per i Cristiani, prima di

Costantino, specialmente nella Capitale dell'Impero, devono

tenere un profilo molto basso con le autorità addosso, per non

finire magari come lampioni ad illuminare le notti romane su

qualche croce lungo una via consolare...

 

Ma poi, passata la luna di miele con Costantino e finito loro di

perseguitare la Religione Etrusca nei pagi delle campagne, contro

i "pagani", con il collasso dell'Impero d'Occidente il baricentro del

potere migrerà piuttosto ad Oriente, lasciando Roma abbastanza

isolata e insignificante , in baĺa dei Barbari, ancora "prestigiosa"

per nomea ś, ma anche come "Diocesi" certamente non

autorevole quanto Gerusalemme o Antiochia o Alessandria...

 

 

Il Vescovo di Roma beneficia ovviamente del riverbero di

quell'auctoritas che ancora latente continua ad emanare dall'Urbe,

con sicuro impatto sull'immaginario collettivo, ma nulla di più, e

se un "potere" lo ha non è almeno esclusivamente basato sul suo

prestigio spirituale, quanto piuttosto sulle sue enormi ed

ininterrottamente crescenti proprietà fondiarie, una incalcolabile

ricchezza materiale, che inizia ad accumularsi grazie a piccole e

grandi donazioni di fedeli, beni terrieri il cui titolo di proprietà

diventerà trasmissibile fin dal 321.

 

Una rete di grandi aziende rurali, ciascuna un patrimonium

inizialmente autonomo, poi gestito da un rector, funzionario

amministrativo nominato da Roma, in una ragnatela sempre più

centralizzata (beh, per farsene un'idea più precisa, non è che in

duemila anni sia cambiato molto, basti pensare ad esempio al

multimiliardario patrimonio immobiliare odierno nella sola città di

Roma, gli interessi a sei e nove zeri che girano intorno ai

"fraticelli" di Assisi, a un Sant'Antonio da Padova o la San

Giovanni Rotondo di San Pio & Co SpA...).

 

 

A meno che uno non si inventi di "erigersi a faro e custode" di

una dottrina nata falsa e da sempre soggetta a ulteriori

interpretazioni, molto diverse nelle coś dissimili tradizioni e

culture dei quattro angoli dell'Impero, assurgendo la propria

interpretazione a punto di riferimento, oggi diremmo uno

standard, unità di misura, un'interpretazione cioè "unitaria ed

univoca", magari imponendola agli altri Vescovi.

 

A legittimare questo sopruso si potrebbe riportare

strumentalmente in auge la figura di quel Simone Cefa detto

"Pietro", antagonista perdente di Shaul di Tarso detto "Paolo" e

da lui disprezzato come un "povero ignorante" (quale di fatto è!),

perché no con l'invenzione di un suo falso"primato" di comodo,

capace peṛ di dar inizio a quella rivoluzione giurisdizionale,

ancora oggi, a secoli e secoli di distanza, non da tutti digerita

nella Chiesa Cristiana, che si chiama gerarchia "piramidale".

 

 

Che fantastica accoppiata nella sinergia fra l'"eresia" introdotta da

Shaul e la giurisdizione attribuibile a Cefa, con una dottrina unica,

omogenea e non criticabile, ma plasmabile a proprio piacere, in

mano ad una Gerarchia centralizzata, onnipotente ed avida, senza

scrupoli:

i due straordinari fattori chiave per costruire quello nello spazio e

nel tempo quasi illimitato potere temporale, materiale, sociale e

politico della Chiesa di Roma!

 

Quello che ora necessita è sovralegittimare il tutto con "prove

concrete", fatti che peṛ nel II sec sono del tutto assenti sia dalla

tradizione che dalla letteratura e a crearli di sana pianta dovrebbe

ad ogni rigor di logica risultare "del tutto impossibile",

inverosimile:

qui peṛ non si tratta di ragione, ma di "fede"...

 

 

Ora, la "pia" (... pija tutto! ) tradizione cattolica vorrebbe che

Simone Cefa detto "Pietro" venga a Roma "una prima volta" sotto

Claudio, viaggio di cui peraltro non c'è la pur minima traccia negli

"Atti degli Apostoli", insieme alle Lettere di Shaul di Tarso detto

"Paolo" unica fonte storica pervenuta fino a noi.

 

Al contrario vi si pụ leggere come Pietro, arrestato da Erode,

venga liberato da un "angelo" e la prima cosa che dica sia "Fatelo

sapere a Giacomo", riferendo al capo della Chiesa di

Gerusalemme, Giacomo "il Giusto", primo dei fratellastri del

Rabbino Yehoshua Ben Yosef da noi detto "Gesù", per poi

incamminarsi "verso un 'altro luogo'" (nella migliore tradizione

paolina si è ormai capito come qualsiasi cazzata vada bene, basta

che non sia "verificabile"!...).

 

 

Bene, cerchiamo quindi di far tornare i conti usando

esclusivamente le prove che abbiamo a disposizione ed

ammettiamo pure che questo "altro luogo" sia Roma.

 

Un mese dopo l'arresto di Pietro improvvisamente Erode Agrippa

muore d'infarto, lo riportano gli "Atti degli Apostoli", e dai libri di

storia sappiamo per certo che questo avviene qualche settimana

dopo la Pasqua del 44 dC.

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Dunque, stando alla "tradizione", Simone Cefa detto "Pietro", il

pescatore analfabeta, senza mezzi né contatti, per un "qualche

motivo" (certamente non quello di predicare la nuova dottrina

ebraica del Cristo ai "Gentili", idea, impresa e missione esclusive

di Shaul di Tarso detto "Paolo", a cui anzi si oppone!) in meno

di cinque anni avrebbe:

 

- intrapreso un viaggio, all'epoca lunghissimo e molto pericoloso

 

- soggiornando inoltre a Roma, sotto l'Impero di Claudio

 

- quanto necessario per fondare una prima comunità cristiana

 

- nonostante tutto, riuscendo poi a tornare in Palestina, non solo

in tempo per partecipare al "'Concilio' di Gerusalemme" del

50 dC, di per sé cosa già estremamente improbabile

 

- ma addirittura capace di trovarsi ad Antiochia già fra il 45 e il

48 dC e ĺ scontrarsi con Shaul/"Paolo", come testualmente da

questi citato nella sua "Lettera ai Galati"?...

 

Non solo gli "Atti degli Apostoli" non parlano mai di una presunta

presenza di Pietro a Roma, mentre lo mostrano come figura

senz'altro di primo piano nel gruppo giudaico-cristiano degli

Apostoli del Cristo, ma sempre e comunque in una posizione

subalterna a Giacomo, il fratello di Gesù, capo della Chiesa di

Gerusalemme.

 

 

Nel "Concilio 'Apostolico'" o "di Gerusalemme", il primo della

nascente Chiesa Giudeo-Cristiana, riunito proprio affinché

Barnaba e Shaul/"Paolo" rispondano di fronte agli Apostoli del

proprio operato "anomalo" sia nella comunità mista di Antiochia

che durante il loro primo viaggio "missionario" a Cipro e in

Galazia, è ś secondo gli "Atti degli Apostoli" Simone Cefa detto

"Pietro" ad introdurre la scottante questione dell'accettazione o

meno di non-Ebrei nella comunità giudaica dei seguaci di Cristo

senza prima la necessaria conversione all'Ebraismo (!) attraverso

circoncisione.

 

Facciamo peṛ bene attenzione ad un particolare storico cruciale,

perché, sempre secondo gli "Atti", chi convoca  e presiede il

"Concilio" e chi conclude e decide in merito non è il "relatore"

Pietro, ma Giacomo, "Capo" della Chiesa di Gerusalemme,

deducendone quindi che, a vent'anni dalla morte del "Cristo",

documenti alla mano Simone Cefa detto "Pietro" non è affatto quel

riconosciuto "primo Papa" della nascente Chiesa Cristiana, come

al contrario la Chiesa Cattolica - a dire il vero non troppo o

nient'affatto "Apostolica" - Romana secoli più tardi vorrebbe dare

ad intendere!

 

 

Sempre la "pia" tradizione religiosa cattolica (!) porrebbe inoltre

Pietro a Roma - quindi una seconda volta - dopo il 55 dC,

martirizzato per crocifissione a testa in giù vicino al Colle

Vaticano nel 64 dC, durante la persecuzione di Nerone.

 

Ma quali ragionevoli motivi potrebbe avrere uno come lui di venire

non solo una prima volta, ma addirittura di nuovo nella Capitale dell'Impero Romano:

un Ebreo, di origini umilissime, di credenze semplici, illetterato la

cui unica forza culturale consiste nella Legge della Torah...

 

Per andare a farsi "contaminare" usanze e tradizioni, mischiandosi

proprio a quei "Gentili", oggetto di una sua personale e collettiva

dell'intero gruppo degli Undici più che decennale battaglia contro

le idee devianti dell'autonominato "apostolo" Shaul di Tarso detto

"Paolo", che vede l'evangelizzazione spaccata in due, separando

nettamente quella dei "Gentili", a lui riservata, e limitando al

gruppo di Gerusalemme, ś "apostolico"!, invece quella degli

Ebrei?

 

 

Del tutto improbabili oltre che illogici e soprattutto non

storicamente provati questi viaggi di Pietro, come altrettanto

qualsivoglia sua permanenza a Roma, che avrebbero piuttosto

significato per l'Apostolo di tradire le proprie convinzioni, frutto

non di filosofeggianti teorie, ma di una vissuta esperienza del

Maestro e del suo messaggio, coś come espresso nelle sue

dirette parole e nelle sue testimoniate opere, e, quindi, un venir

meno alla propria stessa fede.

 

Ancora, dei viaggi di Cefa/"Pietro" non si sa nulla, di quelli di

Shaul/"Paolo" si sa tutto - finalità, geografia, tempistica - e proprio

grazie agli "Atti degli Apostoli" si conoscono in dettaglio le

enormi difficoltà dovute superare da "Paolo" verso Roma, pur

essendo Cittadino romano e viaggiando con mezzi e a spese dello

Stato, una praticamente categorica impossibilità per un da ogni

contesto totalmente scollegato pescatore giudeo semianalfabeta

nella sua propria lingua...

 

 

Un'ultima riflessione:

d'accordo, gli "Atti degli Apostoli" non danno un solo minimo

cenno di tali e coś importanti presunti spostamenti di Simone

Cefa detto "Pietro", nonostante la sua figura sia ben presente nel

racconto, ma nemmeno Shaul di Tarso detto "Paolo" in nessuna

delle sue "Lettere" nomina mai la presenza del suo antagonista a

Roma o tantomeno una sua qualche presunta attività nella

Capitale, neppure nella "Lettera ai Romani" del 57 o massimo

58 dC, spedita da Corinto proprio all'epoca in cui, sempre

secondo la coś maldestramente a posteriori costruita tradizione,

"Pietro" si troverebbe a Roma ad evangelizzarla.

 

Infine, neanche lo stesso Cefa/"Pietro" nelle due Lettere che gli

vengono attribuite - la prima alle comunità cristiane delle Province

Centro e Nord-Occidentali dell'Asia Minore, databile tra il 62 e il

68 dC, la seconda in stretta relazione con la cosiddetta "Lettera di

Giuda", riguardo ad un lamentato ritardo del ritorno trionfante del

"Cristo" - fa un solo riferimento a Roma, ad ambienti, situazioni o

personaggi che abbiano a che vedere con la Città...

 

 

No, tutte le fonti storiche concordano nel loro silenzio assordante

sulla presenza di "Pietro" a Roma, almeno fino al 180 dC, non una

testimonianza, tantomeno attendibile, poi invece all'improvviso

dall'inizio del III sec ecco spuntare le prime notizie qua e là per poi

letteralmente esplodere storie di tutti i tipi dopo Costantino, tutte

finalizzate a contribuire a fondare e organizzare la posticcia

dottrina unilaterale che conosciamo ancora oggi.

 

Di fatto tutte le argomentazioni, che i teologi e storici cattolici

adducono per "dimostrare" che Simone Cefa detto "Pietro"

subisca martirio a Roma e non muoia invece Vescovo ad

Antiochia, citano come "probanti" fonti del IV sec, proprio un

periodo storico cioè contrassegnato da euforico fanatismo,

quando il "bombardamento mediatico" dell'epoca inculca in Clero

e Popolo di dio questa menzogna studiata a tavolino, e, si sa,

ripetere qualcosa fino alla noia pụ far diventare "vera" anche una

documentata frode - gli esempi non mancano.

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Si continua a credere

 

                                   

in quello che si vuole credere

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Cominciamo col dire che storicamente nessuna Chiesa (ad

eccezione naturalmente di quella Cattolica "Pseudo-Apostolica"

Romana e in epoca coś tarda da apparire per lo meno "sospetta"),

mai vanta la presenza di una sepoltura di Cefa/"Pietro", come pure

una deviante ennesima "pia" tradizione di avvenute traslazioni

delle reliquie nei primi due secoli, salvo poi tornare alla posizione

originaria, è ormai definitivamente smontata.

 

Fino all'ipotesi formulata a metà XX sec (!?), lo scorso,

dall'epigrafista Margherita Guarducci, la sola, "vera" forse no, ma

comunque prima testimonianza "storica" - perché scritta (il che

non a significare affatto e in alcun modo che testimoni il vero!) -

che intenda l'Apostolo Simone Cefa detto "Pietro", non come "il"

fondatore, peṛ  almeno come "co-fondatore" della Chiesa di

Roma  è quella di Ireneo, Vescovo di Lione, datata verso il 180 dC

(!):

 

                                   

 

                                   

"... la Chiesa più grande e la più importante e

conosciuta da tutti fondata e istituita a Roma dai

due gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo...

 

... la tradizione ricevuta dagli Apostoli e la fede

annunciata agli uomini che giunge fino a noi

attraverso le successioni dei Vescovi...

 

 

... tutti coloro che o per infatuazione o per

vanagloria o per cecità e per errore di pensiero

si riuniscono oltre quello che è giusto...

 

... per la sua più forte preminenza è necessario

che concordi ogni Chiesa cioè i fedeli che da

ogni parte del mondo provengono...

 

 

... con essa nella quale da coloro che da ogni

parte provengono fu sempre conservata

la tradizione che discende dagli Apostoli

 

Gesù il Cristo è l'unico Salvatore Universale

attraverso un sacrificio´perenne di sé stesso..."

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Dunque dopo un secolo e mezzo di assoluto silenzio -

all'improvviso - non solo un'affermazione, coś forte, decisa,

senza compromessi, riguardante le mai prima di allora edite

circostanze intorno alla fondazione della Chiesa di Roma, che

sarebbe avvenuta "per direttocoinvolgimento" dell'Apostolo

"Pietro" e del missionario "Paolo", ma addirittura bissata da un

fino ad allora altrettanto inedito, dichiarato, preteso, provato,

inequivocabile suo "primato" su tutte le altre Chiese, che tutte le

Chiese "devono" rispettare...

 

È chiaro che nulla succede per nulla, quindi da questa evidente

"reazione" dovrebbe essere possibile risalire alla sua "causa":

cosa succede poco prima di quella data in grado di spiegare una

assoluta "innovazione" di questo tipo, cioè stabilire una

"gerarchia" fra le comunità cristiane, suggerendo che quella di

Roma ne sia la "guida" e di fatto condizionando l'intera storia del

Mondo Occidentale per secoli e millenni?

 

 

La storia delle comunità cristiane fino a tarda seconda metà del

II sec non fa trapelare nulla che possa suggerirci l'immagine

dell'"esistenza", né di una lenta "costruzione", di un qualsivoglia 

"primato" del Vescovo di Roma, mostra anzi la "paritaria

importanza" dei Vescovi in tutto l'Impero, i loro liberi contatti e,

soprattutto, delle loro dissertazioni dottrinali.

 

 

Chiese di pari prestigio sono quelle di Antiochia, Smirne,

Alessandria, Lione, Cartagine, Cesarea e molte molte altre, tutte

capaci di dare al Cristianesimo Paolino importanti teologi,

ciascuno con una "sua" visione del "Cristo" e del "modo di

rapportarsi" a Dio da proporre.

 

E questo senza che in tali contesti il Vescovo di Roma goda di

alcuna particolare "autorità", a parte quella datagli dal rispetto per

il prestigio storico dell'Urbe.

 

 

Poi nel 155 dC circa verrà eletto a capo della comunità romana il

siriano Aniceto, morto nel 166, e proprio in quel decennio

accadranno fatti che potrebbero dare spiegazioni "plausibili" di

una tale trasformazione.

 

Primo fra tutti e precedente di cruciale importanza, la visita da

Smirne dell'ottantenne Vescovo Policarpo, ultimo discepolo

diretto dell'evangelista Giovanni, inviato "su mandato" delle

Chiese Orientali per trovare un accordo su quando celebrare la

Pasqua, dimostrando apertamente di riconoscere nel Vescovo di

Roma un "portavoce" delle Chiese Occidentali.

 

 

Qualche anno dopo, sotto Marco Aurelio, esploderà l'Eresia

cosiddetta "Montanista" o "Catafrigiana", iniziata da Montano,

appunto della Frigia, che, deprezzando l'autorità di Vescovi e

Clero, incoraggerà una predicazione estatica fino all'esaltazione

delle folle.

 

Inutile dirlo, inevitabili i disordini pubblici, che vanno a turbare

quella relativa "tranquillità" conquistata dai Cristiani dopo

Domiziano.

 

 

Si tratta della cosiddetta "Chiesa dei Carismi" o presunti doni

"carismatici" dello Spirito Santo - della "Parola" o del "Dire"

(Lingue, Interpretazione e Profezia), dell'"Azione" o del "Fare"

(Fede, Guarigione e Miracoli) e dell'"Intelletto" o del "Sapere"

(Sapienza, Conoscenza e Discernimento) - i quali, dopo questo

loro "abuso", quasi spariranno, presenti oggi solo nel

"Movimento di Rinnovamento 'Carismatico'", appunto, della

Chiesa Cattolica.

 

Per mettere fine al fenomeno, coś socialmente pericoloso, le

autorità reagiranno alla cieca, colpendo coś per dire "nel

mucchio", e finendo con il condannare a morte Cristiani

Montanisti e non, tra cui molti i Vescovi, come lo stesso

Policarpo, e le persecuzioni riprenderanno di ritmo e di tono.

 

 

Inoltre poco tempo prima di questa eresia dalla Palestina arriva a

Roma tal Egesippo, un Ebreo convertito, storico capace di citare

direttamente dall'Ebraico, conoscitore di Vangeli come quello

degli Ebrei ed uno siriaco, esperto delle tradizioni giudaiche orali,

certamente molto vicino ai Vescovi di Roma di quegli anni e loro

uomo di fiducia...

 

Forte delle sue conoscenze storiche e linguistiche orientali sarà il

primo a compilare una

 

                                   

 

                                   

"successione dei Vescovi fino ad Aniceto e a

Sotero Eleutero

[quindi dal "commissionato 'Pietro'" ad Aniceto

(155-166) e  Sotero (166-175)]

e in ogni successione e in ogni città dove tutto

funziona secondo la Legge, i Profeti e il Signore"

 

                                   

 

                                   

attestando che "Pietro" sia il primo Vescovo di Roma, l'esatto

contrario di tutte le fonti precedenti, ed ha inizio coś la falsa

sistematica costruzione di sana pianta del "primato" di Roma.

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Questa contraddizione di oltre milleottocento anni fa porterà un

 Cristianesimo già trasfigurato da Paolo verrà con malato

accanitamento deturpato ulteriormente dallo smisurato potere

della Gerarchia della Chiesa - particolarmente sinistro quello della

"Curia Romana" - irrimediabilmente alla deriva, allontanandosi

sempre più spudoratamente da quasiasi verità storica.

 

Non passa che qualche decennio e Tertulliano si sente già di

ragliare millantando oltre ogni limite di decenza come la

"preminenza di Roma" sia addirittura legata all'operato ('Siore e

'Siori!...) non di uno e neppure di due, ma ora di ben tre "apostoli"

(!) - "Pietro", "Paolo" e... "Giovanni" - dei quali i primi due

morendovi martiri - andando a consolidare con sempre meno

timidezza la "nuova verità" (non solo di Cefa/"Pietro", ma anche di

Giovanni a Roma non esistono fonti!), che legittimerà per secoli a

venire il

 

                                   

 

                                   

"primato della Chiesa di Roma su tutte le altre

Diocesi del mondo conferitole prima dalle parole

di Gesù a Pietro e poi dal magistero dell'Apostolo

nell'Urbe"...

 

["Tu es Petrus..." "Tu sei Pietro"

(in Greco Πετρος, Pétros, in Latino Petrus pietra,

sasso, roccia, rupe)

"e su questa pietra edificheṛ la mia Comunità

/Ekklesia"

 

(Matteo 16.13-17)

 

Suona bene in Greco e in Latino ... ma il Rabbino

Yehoshua Ben Yosef da noi detto "Gesù"e il

pescatore Simone Cefada noi detto "Pietro" si

parlavano forse in Greco o in Latino?]

 

                                   

 

                                   

E ormai non esistono più dighe che possano reggere all'urto dello

tzunami artificioso, tanto che Callisto nel 220, basandosi sui

fantasiosi testi di Egesippo di appena cinquant'anni prima,

affermerà di

 

                                   

 

                                   

"avere potere di legare e sciogliere in Terra"

 

                                   

 

                                   

in quanto la sua Chiesa è

 

                                   

 

                                   

"vicina al sepolcro di Pietro" (!?)...

 

                                   

 

                                   

È fatta e, per quel che riguarda tale sepolcro, sarà portato da molti

come prova "ultima" della presenza e del martirio di Simone Cefa

detto "Pietro" a Roma dopo le scoperte e le "prove scientifiche" di

Margherita Guarducci del secolo scorso...

 

 

Comunque se la definitiva consacrazione dell'inventato "primato

di Roma" arriverà sotto Leone I detto "Magno", Vescovo dal 440 al

461, diventando "legittimo ed ufficiale" con l'"Editto Imperiale" di

Valentiniano III del 445, una imposta decisione escusivamente

politica quindi, che lo riconoscerà solennemente sull'intera

Chiesa Cristiana, quale basato sul merito di "Pietro", la dignità

dell'Urbe e il "Credo" di Nicea!

 

Le decisioni del Vescovo di Roma acquisteranno da ora forza di

legge e sarà considerato "traditore" chiunque si rifiuti di

rispettarle, per questo condannabile da tribunale civile, status

ulteriormente rafforzato nel 607 dall'Imperatore Foca, che, con una

colonna commemorativa ancora ĺ nel Foro Romano, riconoscerà

al Vescovo di Roma piena supremazia in quanto caput omnium

ecclesiarum, cioè "Sede Apostolica di Pietro su tutte le Chiese",

vietando simultaneamente al Patriarca di Costantinopoli di usare il

titolo di "universale", da ora in poi ad escusivo appannaggio di

Bonifacio III, e legittimando coś quel vizioso ed iniquo

meccanismo di rappresentanza e investitura "divine" di Papi e Re,

fino ai nostri giorni attenti a "giustificarsi" a vicenda anche

l'ingiustificabile da parte di Chiesa e politica.

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

E si continua ancora a trovare

 

                                   

quello che si decide di trovare

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Da secoli la cripta sotto l'altare maggiore o "papale" (la cui

iscrizione Paulo Apostolo Martyri, "In onore 'di Paolo' (non

'Pietro'!) Apostolo Martire", già da sola basterebbe a confutare

tutto quanto segue) nella Basilica di San Pietro a Roma, le

cosiddette "Grotte Vaticane", è luogo di sepoltura dei Papi da

secoli e "ora" (è il 1940) ne è piena satura, coś nel bel mezzo della

Seconda Guerra Mondiale Pio XII invece di tutelare e salvare Ebrei

da istruzioni di riordinarla in modo più razionale, semplicemente

per poter farvi spazio al nuovo sarcofago del suo predecessore,

Pio XI.

 

Appena si comincia a scavare ci si accorge di essersi imbattuti

casualmente in una "piccola Pompei", ricca di sepolture e resti di

muri, l'antica necropoli sul lato Nord del Circo di Nerone, grandi

volumi coperti a volta, pitture, stucchi, mosaici.

 

 

In corrispondenza dell'altare cosiddetto "della Confessione" viene

ritrovato un piccolo campo funebre per tombe interrate, delimitato

da un muro dipinto di rosso del II sec e circondato da un muro di

protezione di epoca costantiniana con iscrizioni graffite,

invocazioni a Cristo e Pietro.

 

Tra i reperti ĺ raccolti il frammento di una tomba in particolare

accenderà l'immaginazione dell'epigrafista Margherita Guarducci,

che la interpreterà in modo non proprio "fondato".

 

 

Secondo la "ricostruzione" storico-contestuale della studiosa,

dopo il presunto "martirio" di "Pietro" al Circo di Nerone in Colle

Vaticano (che va a sua volta a supporre a priori una mai

minimamente provata "presenza" dell'Apostolo nella Capitale), ne

verrà sepolto il corpo in una fossa in un terreno adiacente.

 

Dell'ubicazione della tomba i Cristiani di Roma conserveranno

gelosamente segreta memoria, almeno fino a verso il 160, quando,

alleggerite le persecuzioni, vi verrà costruita una piccola edicola,

detta "di Gaio", con un loculo marmoreo ad indicare il punto

preciso della sepoltura, poi progressivamente inglobata nei

manufatti successivi, come un monumento costantiniano, poi

l'antica basilica di San Pietro, sempre costantiniana, ed infine

l'attuale sotto Giulio II.

 

 

La fantasiosa quanto dubbia interpretazione della scritta parziale

"ΠΕΤΙ ΕΝ Ι, PETI EN I" (in Greco!) come se fosse un "ΠΕΤ[ΡΟС]

Ε[ΝΙ]"  - "PET[ROC] E[NI]"  - "PIET[RO] È [QUI]", cioè "PIETRO È

QUI!", in cui "eń" starebbe per "enisti", "è qui 'dentro'".

 

Come se sui muri di New York dell'incisione "LUCY IS HAPPY",

"LUCIA È FELICE", un giorno rimanesse solo un "LUC H", da un

futuro epigrafista scoperto, interpretato ed esibito quale

"'inoppugnabile' prova storica" di un soggiorno di "Satana in

persona" nella Grande Mela - "LUC[IFER WAS] H[ERE]",

"LUCIFERO È STATO QUI"...

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Fatto sta che in Vaticano sono coś sovraeccitati da questa

occasione inattesa di poter finalmente provare "in modo

strettamente scientifico" Urbi et Orbi una favola con

determinatezza e tenacia, da loro stessi spudoratamente

"costruita" in quasi duemila anni, che non riescono proprio a

trattenere l'eiaculatio decisamente più precox della loro storia di

inganni.

 

Pio XII già a conclusione del Giubileo dell'Anno Santo 1950 da

euforicamente lo a dir poco "incauto" annuncio della scoperta e

"sicuro" riconoscimento della sepoltura di "Pietro", ricamandoci

addirittura sopra di aver "provveduto" a queste ricerche "mirate"

(?!) per soddisfare le ultime volontà espresse da Pio XI di venir

sepolto "quanto più vicino possibile alla 'Confessione di San

Pietro'" - davvero incredibilmente sfacciato!

 

                                   

 

                                   

"Nei sotterranei della Basilica Vaticana

ci sono i fondamenti della nostra Fede.

 

[Piuttosto le riprove della nostra malafede!]

 

La conclusione finale dei lavori e degli studi

risponde un chiarissimo ś:

la tomba del Principe degli Apostoli è stata

ritrovata!"

 

                                   

 

                                   

Quanto basta per sigillare definitivamente l'impostura della "pia"

tradizione!

 

Dato che ulteriori ricerche dimostreranno come la "tomba" sia

vuota, priva di resti umani, si eviterà soltanto di fare per il

momento pubblicità "negativa", lasciando calare sull'intera

faccenda un silenzio a tempo indeterminato per non smorzare gli

appena accesi euforismi (qualcosa di sufficientemente "plausibile"

bisognava pur inventarselo nel frattempo).

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Tre anni dopo la cattolicissima storica ed epigrafista Margherita

Guarducci scenderà di nuovo negli scavi sotto l'altare papale, a

studiarvi con grande entusiasmo il resto dei graffiti rinvenuti.

 

Intanto andrà elaborando "piani di studio" su cosa "altro" possa

essere "utile" approfondire di quanto scoperto "nelle vicinanze e

nella terra" sotto quel famoso loculo, ora ufficialmente chiamato

"tomba di Pietro", e a formulare con spiegabile fervore addirittura

"teorie" su cosa i minuscoli resti ossei, descritti nella relazione

finale degli scavatori, asportati ed archiviati in una cassetta,

regolarmente catalogata, di uno dei magazzini della "Reverenda

Fabbrica della Basilica di San Pietro", possano svelare.

 

 

Alla fine la Guarducci - come già Heinrich Schliemann con la sua

Troia ed Arthur Evans con il suo Palazzo di Cnosso - "troverà

quello che aveva deciso di trovare" e il contenuto della fatidica

cassa la farà entrare in definitiva fibrillazione mentale, esaltata e

"convinta" che quei resti siano le reliquie dell'Apostolo Pietro,

facendoli sottoporre ad esami antropologici, che ne

confermeranno l'appartenenza a scheletro di un uomo sui 60-70

anni, "abituato a lavoro fisico" ("di sicuro e documentatamente"

un "pescatore", perché c'è "qualcosa" di metallico che potrebbe

essere quel che rimane di un "amo", inoltre una "piccolissima"

parte del tessuto che "quasi" sembrerebbe una "rete"...

- attenzione, queste sono parole mie e sto scherzando!).

 

Ma questo è ancora niente, perché quelle schegge di ossa, avvolte

per la deposizione in una elegante stoffa di lana color porpora

intessuta di fili d'oro, sono frammiste a terriccio e frammenti

d'intonaco di quel famoso "muro dipinto di rosso" citato sopra, su

uno dei quali la scritta "decisiva".

 

 

Evidentemente "accecata" dall'esuberanza della propria

appartenenza religiosa, invece di constatare - "come scienzata" -

di essere semplicemente di fronte alla sepoltura un ricco, anziano,

fisicamente ben messo e magari convertito romano del II sec, il

cui nome inizia per "PET", fosse addirittura "con certezza" 

"PETR[US]" per devozione al Vangelo, ne arriverà a dedurre come

"fedele" che la scritta "debba" recitare "PET[RUS] E[NI]", la

"prova" che proprio quelle siano le "ossa del pescatore giudeo del

I sec, l'Apostolo di 'Gesù'", anche se ad oggi "storicamente" mai

venuto a Roma.

 

Sarà l'allora Vicepresidente del Senato, Domenico Contestabile, a

scrivere il famoso commento:

 

                                   

 

                                   

"La professoressa Guarducci (non voglio

metterne in discussione la buona fede) è una

archeologa che ha grandi ed illustri precedenti

Schliemann ed Evans:

 

trova quello che ha deciso di trovare."

 

                                   

 

                                   

A nulla varranno i "dubbi" e le "contestazioni" da parte degli

stessi protagonisti dello scavo, tra cui personalità religiose di

spicco.

 

Sono espressi documentatamente nel loro polemico memoriale di

11 pagine, consegnato alla Segreteria di Stato Vaticana, a

smontare le fantasiose teorie della studiosa, riconfermando di

NON aver trovato nessuna reliquia di San Pietro!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Lei, ormai incanalata su una via senza ritorno, continuerà

testardamente a sostenere la propria tesi, anzi replicando a tal

memoriale con una difesa di ben 45 pagine, la solita valanga di

parole in mancanza di fatti precisi e "verificabili".

 

Paolo VI, pienamente cosciente del potenziale dello scoop a

perpetuare quel "culto" di reliquie, che da secoli porta con i

pellegrini enorme denaro alle mai sazie casse della Chiesa

Romana - impudente quanto se non ancor di più di Pio XII -

mercoled́ 26 giugno 1968 in un'udienza generale nella Basilica

Vaticana, annuncerà:

 

                                   

 

                                   

"Nuove indagini pazientissime e accuratissime

furono in seguito eseguite con risultato che

Noi, confortati dal giudizio di valenti e prudenti

persone competenti,crediamo positivo:

 

anche le reliquie di San Pietro sono state

identificate in modo che possiamo ritenere

convincente e ne diamo lode a chi vi ha

impiegato attentissimo studio e lunga e grande

fatica.

 

Non saranno esaurite con cị le ricerche, le

verifiche le discussioni e le polemiche.

 

 

Ma da parte Nostra ci sembra doveroso allo stato

presente delle conclusioni archeologiche e

scientifiche dare a voi e alla Chiesa questo

annuncio felice obbligati come siamo a onorare

le sacre reliquie suffragate da una seria prova

della loro autenticità...

 

... e nel caso presente tanto più solleciti ed

esultanti noi dobbiamo essere quando abbiamo

ragione di ritenere che siano stati rintracciati

i pochi, ma sacrosanti resti mortali del Principe

degli Apostoli."

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Poi si ordina di sigillare le ossa, in contenitori di plexiglas, in quel

loculo da cui documentatamente non provengono, aggiungendovi

- ad ipocritamente giustificare la menzogna e a rendere la

vergogna di quest'ennesimo inganno piú sopportabile - uno

scaltro, mai coś inutile e beffardo, "'si pensa' che i resti siano

dell'Apostolo Pietro". (!?!)

 

Le false "reliquie" lasciate comunque ben in vista a trepida

devozione dei fedeli, esattamente come nel caso della falsa

cosiddetta "Sacra Sindone" o le fasulle reliquie dei "tre chiodi e

frammenti della croce del Cristo", sempre secondo la "pia"

tradizione portati da Santa Elena, Regina, madre dell'altro grande

furbone, l'Imperatore Costantino, documentatamente mai né

cristiano battezzato.

 

 

Papi e una parte del Clero gran bugiardi e fedeli con l'altra parte

del Clero o gran bigotti o gran vigliacchi:

quanto incredibilmente avvilente!!!

 

Ancora oggi, volutamente ignorando la totale assenza di una

qualsivoglia storicità, una moltitudine di Cattolici, la maggior

parte anche in possesso di adeguata e necessaria istruzione,

capaci di continuare a sostenere come quella sepoltura e quei

resti siano la "prova ultima" della presenza e del soggiorno di

Simone Cefa detto "Pietro" l'Apostolo a Roma, anzi primo "Papa"

della Chiesa Cattolica per questo "a pieno titolo" detta

"Apostolica" Romana (ś certo, uno "falso" apostolo e l'altro che

non c'è mai stato, nel mentre Giovanni lo hanno silenziosamente

"mollato" - tanto non serve più, missione compiuta!)...

 

 

Ma, come abbiamo visto, la Storia - quella con la "S" maiuscola -

ci dice come soltanto dal VI sec la Chiesa Cristiana di Roma cessa

di usare papa, "padre", quale "titolo onorifico" per farlo diventare

vero e proprio "titolo di potere", esclusivamente riservato al "suo"

Vescovo, ora nel formale significato di Pontifex, "Pontefice

Romano" o "Sommo Pontefice".

 

 

E bisognerà arrivare alla metà del XI sec prima che questo

concetto generi il suo derivato Papatus, "Papato", riferente ad una

pesante prevalenza dell'aspetto terreno dell'autorità ecclesiastica

su quello spirituale, sottolineandone il ruolo politico della

signoria e potenza temporali.

 

E questo genererà a sua volta quell'ancora oggi "nido di serpi"

che ama titolarsi "Curia Romana".

 

 

Infatti "Papa" viene documentatamente utilizzato come titolo

d'onore non solo dalla Chiesa pre-Scisma di Roma, ma anche

dalla Chiesa Ortodossa "Copta" Orientale (la "Copta", dalla

predicazione di Marco, solo seconda  cronologicamente

all'originaria Chiesa Giudeo-Cristiana di Gerusalemme), coś ad

esempio il Vescovo "Primaziale" o "Primate della Chiesa di

Alessandria d'Egitto" deterrà e detiene ancora oggi il titolo di

"Papa", anche se quello di "Patriarca" viene preferito.

 

Lui ś usandolo "a pieno titolo", perché "Papa" viene storicamente

adottato per la prima volta da 'Hρακλης, Heraklas, Eraclio,

Tredicesimo, Vescovo, non di Roma, ma appunto di Alessandria

dal 232 al 249, solo molto più tardi importato, copiato o

"scimmiottato" dalla Chiesa di Roma, più di preciso quando

assunto da Giovanni I, Vescovo ś di Roma, peṛ dal 523 al 526...

 

 

Infine, i credenti tradizionalisti delle Chiese Ortodosse Russa,

Serba, Bulgara, Rumena, "Malovana" o Moldava e Ucraina usano

tuttora la parola поп o піп, Pop o Pip, cioè "papa" o "papà", come

sinonimo di "sacerdote", anche se chiamandolo spesso batiushka,

cioè "padre", come del resto ancora oggi anche molti dei credenti

appartenenti alla Chiesa Cattolica Romana.

 

Usare "retroattivamente" il titolo di "Papa" nel senso o meno di

"Reggente di un Papato", come si fa, ad esempio, proprio con

Simone Cefa detto "Pietro", presunto o inventato o immaginario

primo Vescovo della Comunità Cristiana di Roma, risulta

storicamente arbitrario e decisamente improprio, tipico delle

menzognere costruzioni "politiche" a posteriori della Chiesa

Cattolica "Pseudo-Apostolica" Romana

 

                                   

 

                                   

AD MAJOREM NON "DEI" GLORIAM SED SUAM

PROPRIAM!

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

La millantata "successione

 

                                   

apostolica" in linea diretta

 

                                   

della Chiesa di Roma

 

                                   

 

                                   

 

                                   

"Presunti" Vescovi di Roma

oggi chiamati "Papi"

 

Cosiddetti "Antipapi"

 

                                   

 

                                   

 

         

I sec dC

           

 

                                   

 

                                   

San Pietro (33-67)

Se mai...

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Gerusalemme (49 o 50 circa) e Scisma "Paolino"

 

                                   

 

                                   

San Lino (67-76)

   

 

                                   

Sant'Anacleto o Cleto (76-88)

   

 

                                   

San Clemente I (88-97)

   

 

                                   

Sant'Evaristo (97-105)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

II sec

           

 

                                   

 

                                   

Sant'Alessandro I (105-115)

   

 

                                   

San Sisto I (115-125)

   

 

                                   

San Telesforo (125-136)

   

 

                                   

Sant'Igino (136-140)

   

 

                                   

San Pio I (140-155)

   

 

                                   

Sant'Aniceto (155-166)

   

 

                                   

San Sotero (166-175)

   

 

                                   

Sant'Eleuterio (175-189)

   

 

                                   

San Vittore I (189-199)

   

 

                                   

San Zefirino (199-217)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

III sec

           

 

                                   

 

                                   

San Callisto I (217-222)

 

Ippolito (217-235)

 

                                   

Sant'Urbano I (222-230)

   

 

                                   

San Ponziano (230-235)

   

 

                                   

Sant'Antero (235-236)

   

 

                                   

San Fabiano (236-250)

   

 

                                   

San Cornelio (251-253)

 

Novaziano (251)

 

                                   

San Lucio I (253-254)

   

 

                                   

Santo Stefano I (254-257)

   

 

                                   

San Sisto II (257-258)

   

 

                                   

San Dionisio (259-268)

   

 

                                   

San Felice I (269-274)

   

 

                                   

Sant'Eutichiano (275-283)

   

 

                                   

San Caio (283-296)

   

 

                                   

San Marcellino (296-304)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

IV sec

           

 

                                   

 

                                   

Vacanza sede papale

   

 

                                   

San Marcello I (308-309)

   

 

                                   

Sant'Eusebio (309 o 310)

   

 

                                   

San Milziade o Melchiade (311-314)

   

 

                                   

San Silvestro I (314-335)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Nicea I  (325) e "Arianesimo"

 

                                   

 

                                   

San Marco (336)

   

 

                                   

San Giulio I (337-352)

   

 

                                   

Liberio (352-366)

 

Felice II (355-365)

 

                                   

San Damaso I (366-384)

 

Ursino (366-367)

 

                                   

 

                                   

Concilio Costantinopoli I (381)

 

                                   

 

                                   

San Siricio (384-399)

   

 

                                   

Sant'Anastasio I (399-401)

   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

 

         

V sec

           

 

                                   

 

                                   

Sant'Innocenzo I (401-417)

   

 

                                   

San Zosimo (417-418)

   

 

                                   

San Bonifacio I (418-422)

 

Eulalio (418-419)

 

                                   

San Celestino I (422-432)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Efeso I (431) e Scisma "Nestoriano"

 

                                   

 

                                   

San Sisto III (432-440)

   

 

                                   

San Leone I Magno (440-461)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Calcedonia (451)

 

                                   

 

                                   

Sant'Ilaro (461-468)

   

 

                                   

San Simplicio (468-483)

   

 

                                   

San Felice II (483-492)

   

 

                                   

 

                                   

Scisma "Acaciano" (484)

 

                                   

 

                                   

San Gelasio I (492-496)

   

 

                                   

Anastasio II (496-498)

   

 

                                   

San Simmaco (498-514)

 

Lorenzo (498)

Per la prima volta

 

                                   

 

                                   

 

         

VI sec

           

 

                                   

 

                                   

Sant'Ormisda (514-523)

 

Lorenzo (501-505)

Per la seconda volta

 

                                   

San Giovanni I (523-526)

Primo Vescovo di Roma a titolarsi "Papa"

   

 

                                   

San Felice IV (526-530)

   

 

                                   

Bonifacio II (530-532)

 

Dioscoro (530)

 

                                   

Giovanni II (533-535)

   

 

                                   

Sant'Agapito I (535-536)

   

 

                                   

San Silverio (536-537)

   

 

                                   

Vigilio (537-555)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Costantinopoli II (553) e Scisma "Tricapitolino"

 

                                   

 

                                   

Pelagio I (556-561)

   

 

                                   

Giovanni III (561-574)

   

 

                                   

Benedetto I (575-579)

   

 

                                   

Pelagio II (579-590)

   

 

                                   

San Gregorio Magno I (590-604)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

VII sec

           

 

                                   

 

                                   

Sabiniano (604-606)

   

 

                                   

Bonifacio III (607)

   

 

                                   

San Bonifacio IV (608-615)

   

 

                                   

San Adeodato o Deusdedit I (615-618)

   

 

                                   

Bonifacio V (619-625)

   

 

                                   

Onorio I (625-638)

   

 

                                   

Vacanza sede papale

   

 

                                   

Severino (640)

   

 

                                   

Giovanni IV (640-642)

   

 

                                   

Teodoro I (642-649)

   

 

                                   

San Martino I (649-655)

   

 

                                   

San Eugenio I (654-657)

   

 

                                   

San Vitaliano (657-672)

   

 

                                   

Adeodato II (672-676)

   

 

                                   

Dono o Domno (676-678)

   

 

                                   

San Agatone (678-681)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Costantinopoli III (680-681)

 

                                   

 

                                   

San Leone II (682-683)

   

 

                                   

San Benedetto II (684-685)

   

 

                                   

Giovanni V (685-686)

   

 

                                   

Conone (686-687)

   

 

                                   

San Sergio I (687-701)

 

Teodoro (687)

 

                                   

 

 

Pasquale (687)

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

 

         

VIII sec

           

 

                                   

 

                                   

Giovanni VI (701-705)

   

 

                                   

Giovanni VII (705-707)

   

 

                                   

Sisinnio (708)

   

 

                                   

Costantino (708-715)

   

 

                                   

San Gregorio II (715-731)

   

 

                                   

San Gregorio III (731-741)

   

 

                                   

San Zaccaria (741-752)

   

 

                                   

Stefano II (752-757)

   

 

                                   

San Paolo I (757-767)

   

 

                                   

Stefano III (768-772)

 

Costantino (767-769)

 

                                   

Adriano I (772-795)

 

Filippo (768)

 

                                   

 

                                   

Concilio Nicea II (787)

 

                                   

 

                                   

San Leone III (795-816)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

IX sec

           

 

                                   

 

                                   

Stefano IV (816-817)

   

 

                                   

San Pasquale I (817-824)

   

 

                                   

Eugenio II (824-827)

   

 

                                   

Valentino (827)

   

 

                                   

Gregorio IV (827-844)

   

 

                                   

Sergio II (844-847)

 

Giovanni (844)

 

                                   

San Leone IV (847-855)

   

 

                                   

Benedetto III (855-858)

 

Anastasio (855)

 

                                   

San Niccoḷ I (858-867)

   

 

                                   

Adriano II (867-872)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Costantinopoli IV (869-870)

 

                                   

 

                                   

Giovanni VIII (872-882)

   

 

                                   

Marino I (882-884)

   

 

                                   

San Adriano III (884-885)

   

 

                                   

Stefano V (885-891)

   

 

                                   

Formoso (891-896)

   

 

                                   

Bonifacio VI (896)

   

 

                                   

Stefano VI (896-897)

   

 

                                   

Romano (897)

   

 

                                   

Teodoro II (897)

   

 

                                   

Giovanni IX (898-900)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

X sec

           

 

                                   

 

                                   

Benedetto IV (900-903)

   

 

                                   

Leone V (903)

 

Cristoforo (903-904)

 

                                   

Sergio III (904-911)

   

 

                                   

Anastasio III (911-913)

   

 

                                   

Landone (913-914)

   

 

                                   

Giovanni X (914-928)

   

 

                                   

Leone VI (928)

   

 

                                   

Stefano VII (928-931)

   

 

                                   

Giovanni XI (931-935)

   

 

                                   

Leone VII (936-939)

   

 

                                   

Stefano VIII (IX) (939-942)

   

 

                                   

Marino II (942-946)

   

 

                                   

Agapito II (946-955)

   

 

                                   

Giovanni XII (955-964)

   

 

                                   

Leone VIII (963-965)

   

 

                                   

Benedetto V (964-966)

   

 

                                   

Giovanni XIII (965-972)

   

 

                                   

Benedetto VI (973-974)

   

 

                                   

Benedetto VII (974-983)

 

Bonifacio VII (974)

Per la prima volta

 

                                   

Giovanni XIV (983-984)

   

 

                                   

Bonifacio VII (984-985)

 

Bonifacio VII (984-995)

Per la seconda volta

 

                                   

Giovanni XV (985-996)

   

 

                                   

Gregorio V (996-999)

 

Giovanni XVI (997-998)

 

                                   

Silvestro II (999-1003)

   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

 

         

XI sec

           

 

                                   

 

                                   

Giovanni XVII (1003)

   

 

                                   

Giovanni XVIII (1004-1009)

   

 

                                   

Sergio IV (1009-1012)

   

 

                                   

Benedetto VIII (1012-1024)

 

Gregorio (1012)

 

                                   

Giovanni XIX (1024-1032)

   

 

                                   

Benedetto IX (1032-1044)

   

 

                                   

Silvestro III (1045)

   

 

                                   

Gregorio VI (1045-1046)

   

 

                                   

Clemente II (1046-1047)

   

 

                                   

Damaso II (1048)

   

 

                                   

San Leone IX (1049-1054)

   

 

                                   

 

                                   

Grande Scisma "Occidente-Oriente" (1054)

 

                                   

 

                                   

Vittore II (1055-1057)

   

 

                                   

Stefano IX (X) (1057-1058)

   

 

                                   

Benedetto X (1058-1059)

   

 

                                   

Niccoḷ II (1059-1061)

   

 

                                   

Alessandro II (1061-1073)

 

Onorio II (1061-1072)

 

                                   

San Gregorio VII (1073-1085)

 

Clemente III (1080) 1a volta

 

                                   

Beato Vittore III (1086-1087)

 

Clemente III (1084-1100) 2a volta

 

                                   

Beato Urbano II (1088-1099)

   

 

                                   

Pasquale II (1099-1118)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

XII sec

           

 

                                   

 

                                   

Gelasio II (1118-1119)

 

Teodorico (1100-1102)

 

                                   

Callisto II (1119-1124)

 

Alberto (1102)

 

                                   

 

                                   

Concilio Lateranense I (1123)

 

                                   

 

                                   

Onorio II (1124-1130)

 

Silvestro IV (1105-1111)

 

                                   

Innocenzo II (1130-1143)

 

Gregorio VIII (1118-1121)

 

                                   

 

                                   

Concilio Lateranense II (1139)

 

                                   

 

                                   

Celestino II (1143-1144)

 

Celestino II (1124)

 

                                   

Lucio II (1144-1145)

 

Anacleto II (1130-1138)

 

                                   

Eugenio III (1145-1153)

 

Vittore IV (1138)

Per la prima volta

 

                                   

Anastasio IV (1153-1154)

   

 

                                   

Adriano IV (1154-1159)

   

 

                                   

Alessandro III (1159-1181)

 

Vittore IV (1159-1164)

Per la seconda volta

 

                                   

 

                                   

Concilio Lateranense III (1179)

 

                                   

 

                                   

Lucio III (1181-1185)

 

Pasquale III (1164-1168)

 

                                   

Urbano III (1185-1187)

 

Callisto III (1168-1178)

 

                                   

Gregorio VIII (1187)

 

Innocenzo III (1179-1180)

 

                                   

Clemente III (1187-1191)

   

 

                                   

Celestino III (1191-1198)

   

 

                                   

Innocenzo III (1198-1216)

   

 

                                   

 

                                   

 

         

XIII sec

           

 

                                   

 

                                   

Concilio Lateranense IV (1215)

 

                                   

Onorio III (1216-1227)

   

 

                                   

Gregorio IX (1227-1241)

   

 

                                   

Celestino IV (1241)

   

 

                                   

Vacanza sede papale

   

 

                                   

Innocenzo IV (1243-1254)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Lione I (1215)

 

                                   

 

                                   

Concilio Lione II (1245)

 

                                   

 

                                   

Alessandro IV (1254-1261)

   

 

                                   

Urbano IV (1261-1264)

   

 

                                   

Clemente IV (1265-1268)

   

 

                                   

Vacanza sede papale

   

 

                                   

Gregorio X (1271-1276)

   

 

                                   

Innocenzo V (1276)

   

 

                                   

Adriano V (1276)

   

 

                                   

Giovanni XXI (1276-1277)

   

 

                                   

Niccoḷ III (1277-1280)

   

 

                                   

Martino IV (1281-1285)

   

 

                                   

Onorio IV (1285-1287)

   

 

                                   

Niccoḷ IV (1288-1292)

   

 

                                   

San Celestino V (1294)

Sembrano finire le santificazioni...

   

 

                                   

Bonifacio VIII (1294-1303)

   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

 

         

XIV sec

           

 

                                   

 

                                   

Benedetto XI (1303-1304)

   

 

                                   

 

                                   

"Cattività avignonese" (1309-1377)

 

                                   

 

                                   

Clemente V (1305-1314)

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Vienne (1311-1312)

 

                                   

 

                                   

Vacanza sede papale

   

 

                                   

Giovanni XXII (1316-1334)

 

Niccoḷ V (1328-1330)

 

                                   

Benedetto XII (1334-1342)

   

 

                                   

Clemente VI (1342-1352)

   

 

                                   

Innocenzo VI (1352-1362)

   

 

                                   

Urbano V (1362-1370)

   

 

                                   

Gregorio XII (1370-1378)

   

 

                                   

 

                                   

Scisma d'Occidente (1378)

 

                                   

 

                                   

Urbano VI (1378-1389)

 

Clemente VII (1378-1394)

Avignon

 

                                   

Bonifacio IX (1389-1404)

 

Benedetto XIII (1394-1423)

Avignon

 

                                   

 

                                   

 

         

XV sec

           

 

                                   

 

                                   

Innocenzo VII (1404-1406)

   

 

                                   

Gregorio XII (1406-1415)

 

Alessandro V (1409-1410)

 

                                   

 

                                   

Concilio Costanza (1414-1418)

 

                                   

 

                                   

 

 

Giovanni XXIII (1410-1415)

 

                                   

 

                                   

Dopo il Grande Scisma

 

                                   

 

                                   

Martino V (1417-1431)

Oddone Colonna

Cominciano i nomi propri

 

Clemente VIII (1423-1429)

 

                                   

 

                                   

Concilio Basilea, Ferrara e Firenze (1431-1445)

 

                                   

 

                                   

Eugenio IV (1431-1447)

Gabriele Condulmer

 

Benedetto XIV (1425-1430)

 

                                   

Niccoḷ V (1447-1455)

Tommaso Parentucelli

 

Felice V (1439-1449)

Amedeo VIII di Savoia

Abdica ultimo degli Antipapi

 

                                   

Callisto III (1455-1458)

Alfonso Borgia

   

 

                                   

Pio II (1458-1464)

Enea Silvio Piccolomini

   

 

                                   

Paolo II (1464-1471)

Pietro Barbo

   

 

                                   

Sisto IV (1471-1484)

Francesco della Rovere

   

 

                                   

Innocenzo VIII (1484-1492)

Giovanni Battista Cibo

   

 

                                   

Alessandro VI (1492-1503)

Rodrigo Borgia

   

 

                                   

 

                                   

 

         

XVI sec

           

 

                                   

 

                                   

Pio III (1503)

Francesco Todeschini Piccolomini

   

 

                                   

Giulio II (1503-1513)

Giuliano della Rovere

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Lateranense IV (1512-1517)

 

                                   

 

                                   

Leone X (1513-1521)

Giovanni de' Medici

   

 

                                   

 

                                   

Riforma Protestante (1517)

 

                                   

 

                                   

Adriano VI (1522-1523)

Adriano Florensy

   

 

                                   

Clemente VII (1523-1534)

Giulio de' Medici

   

 

                                   

Paolo III (1534-1549)

Alessandro Farnese

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Trento (1545-1563)

 

                                   

 

                                   

Giulio III (1550-1555)

Giovanni Maria de Ciocchi del Monte

   

 

                                   

Marcelllo II (1555)

Marcello Cervini

   

 

                                   

Paolo IV (1555-1559)

Gian Pietro Carafa

   

 

                                   

Pio IV (1559-1565)

Angelo de' Medici

   

 

                                   

Pio V (1566-1572)

Michele Ghislieri

   

Gregorio XIII (1572-1585)

 Ugo Boncompagni

   

 

                                   

Sisto V (1585-1590)

Felice Peretti

   

 

                                   

Urbano VII (1590)

Giovanni Battista Castagna

   

 

                                   

Gregorio XIV (1590-1591)

Niccoḷ Sfondrati

   

 

                                   

Innocenzo IX (1591)

Gian Antonio Facchinetti

   

 

                                   

Clemente VIII (1592-1605)

Ippolito Aldobrandini

   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

 

         

XVII sec

           

 

                                   

 

                                   

Leone XI (1605)

Alessandro de' Medici

   

 

                                   

Paolo V (1605-1621)

Camillo Borghese

   

 

                                   

Gregorio XV (1621-1623)

Alessandro Ludovisi

   

 

                                   

Urbano VIII (1623-1644)

Maffeo Barberini

   

 

                                   

Innocenzo X (1644-1655)

Giovanni Battista Panphili

   

 

                                   

Alessandro VII (1655-1667)

Paolo Chigi

   

 

                                   

Clemente IX (1667-1669)

Giulio Rospigliosi

   

 

                                   

Clemente X (1670-1676)

Emilio Altieri

   

 

                                   

Innocenzo XI (1676-1689)

Benedetto Odescalchi

   

 

                                   

Alessandro VIII (1689-1691)

Pietro Ottoboni

   

 

                                   

Innocenzo XII (1691-1700)

Antonio Pignatelli

   

 

                                   

 

                                   

 

         

XVIII sec

           

 

                                   

 

                                   

Clemente XI (1700-1721)

Gian Francesco Albani

   

 

                                   

Innocenzo XIII (1721-1724)

Michelangelo Conti

   

 

                                   

Benedetto XIII (1724-1730)

Pietro Francesco Orsini

   

 

                                   

Clemente XII (1730-1740)

Lorenzo Corsini

   

 

                                   

Bendetto XIV (1740-1758)

Prospero Lambertini

   

 

                                   

Clemente XIII (1758-1769)

Carlo Rezzonico

   

 

                                   

Clemente XIV (1769-1774)

Lorenzo Ganganelli

   

 

                                   

Pio VI (1775-1799)

Giovanni Angelo Braschi

   

 

                                   

 

                                   

 

         

XIX sec

           

 

                                   

 

                                   

Pio VII (1800-1823)

Barnaba Chiaramonti

   

 

                                   

Leone XII (1823-1829)

Annibale Sermattei della Genga

   

 

                                   

Pio VIII (1829-1830)

Francesco Saverio Castiglioni

   

 

                                   

Gregorio XVI (1831-1846)

Mauro Cappellari

   

 

                                   

Beato Pio IX (1846-1878)

Giovanni Maria Mastai Ferretti

(Ultimo Papa a servisi del "boia" e

contro l'Unificazione d'Italia, ma "santo"...)

Ricominciano le santificazioni

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Vaticano I (1869-1960)

 

                                   

 

                                   

Leone XIII (1878-1903)

Vincenzo Gioacchino Pecci

   

 

                                   

 

                                   

 

         

XX sec

           

 

                                   

 

                                   

Pio X (1903-1914)

Giuseppe Sarto

   

 

                                   

Benedetto XV (1914-1922)

Giacomo della Chiesa

   

 

                                   

Pio XI (1922-1939)

Achille Ratti

   

 

                                   

Beato Pio XII (1939-1958)

Eugenio Pacelli

   

 

                                   

Beato Giovanni XXIII (1958-1963)

Angelo Giuseppe Roncalli

   

 

                                   

 

                                   

Concilio Vaticano II (1962-1965)

 

                                   

 

                                   

Paolo VI (1963-1978)

Giovanni Battista Montini

(Iniziano i Papi anti-conciliari)

   

 

                                   

Giovanni Paolo I (1978)

Albino Luciani

(Una speranza di reale progresso

durata 33 giorni)

   

 

                                   

Beato Giovanni Paolo II (1978-2005)

Karol Józef Wojtyla

("Santo subito" per coprire i misfatti

della sua "Restaurazione")

   

 

                                   

 

                                   

 

         

XXI sec

           

 

                                   

 

                                   

Benedetto XVI (2005-2013)

Joseph Aloisius Ratzinger

Primo Papa dimissionario

(In marcia indietro al Medioevo

lascia dopo lo scandalo d'insabbiamento

globale della pedofilia nella Chiesa)

   

 

                                   

Francesco (2013-)

Jorge Mario Bergoglio

(Nuova speranza forti reazioni)

Primi due Papi viventi